giovedì 21 aprile 2011

In Meta Per Matilde!!!

Matilde Milano e' una tenera bimba di 7 mesi affetta da encefalopatia epilettogena, ritardo neuromotorio, sospetta malattia metabolica ed epilessia non trattabile. Un ciclo di cure costa 5 mila e 600 euro, e deve essere ripetuto più volte l'anno.
Noi di Isana Rugby Club ASD e Chivasso Rugby ONLUS vogliamo aiutarla, ci aiuti a raggiungere la nostra meta?


Le donazioni via bonifico vanno direttamente al conto aperto per Matilde dai genitori, le donazioni via Paypal e Carta di Credito passano attraverso il conto Paypal di Andrea Pancotti.


Elena Abbate: la mamma di Matilde, telefono 3463897222.
Andrea Milano: il papà, telefono 3282849838.
Andrea Pancotti: presidente Isana Rugby, telefono 3922866949.

mercoledì 13 aprile 2011

Boicotta Sony!

I prodotti Sony sono sempre di ottima qualità, ma assolutamente mal gestiti. La mia esperienza con il brand giapponese non e' delle più piacevoli (vedi i mancati aggiornamenti per il telefono X10 Mini Pro), e mi unisco al boicottaggio fino a quando il colosso giapponese non rivedrà le sue politiche aziendali.

in riferimento a:

"Hotz, divulgato l'accordo, scrive che non acquisterà più alcun device Sony unendosi al boicottaggio dei prodotti e invitando altri a farlo."
- PI: Sony contro GeoHot, accordo per farla finita (visualizza su Google Sidewiki)

martedì 12 aprile 2011

Il Mito della Duplicazione del Machine SID

Nella mia esperienza lo sapevo già, ma in questo articolo Mark Russinovich, guru Microsoft, spiega perche' la duplicazione del SID macchina non e' un problema in un dominio, e perchè non si deve cambiare.
Alla faccia dei miei colleghi europei che insistono a farmi cambiare il SID senza motivo.

in riferimento a:

"The more I thought about it, the more I became convinced that machine SID duplication – having multiple computers with the same machine SID – doesn’t pose any problem, security or otherwise. I took my conclusion to the Windows security and deployment teams and no one could come up with a scenario where two systems with the same machine SID, whether in a Workgroup or a Domain, would cause an issue."
- The Machine SID Duplication Myth (and Why Sysprep Matters) - Mark's Blog - Site Home - TechNet Blogs (visualizza su Google Sidewiki)

giovedì 17 marzo 2011

GIAPPONE: UN SMS AL 45500 PER DONARE 2 EURO - La Croce Rossa Italiana in sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto e dallo tsunami. Attivata raccolta fondi

A seguito del terribile terremoto che ha devastato il Giappone, la Croce Rossa Italiana ha avviato una raccolta fondi in sostegno delle popolazioni colpite dal sisma e dallo tsunami.
Per donare 2 euro alla Croce Rossa Italiana "Pro Emergenza Giappone" è possibile inviare un SMS da cellulari TIM, Vodafone, Wind, 3, CoopVoce, Tiscali o da telefono fisso Telecom, Infostrada, Fastweb, Teletu e Tiscali al numero 45500.

I contributi raccolti dalla CRI saranno impiegati per supportare le attività di assistenza della Croce Rossa Giapponese a favore delle persone colpite, in stretta collaborazione con la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e con il Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Oltre all'invio di un SMS, le altre modalità per donare sono:

* Donazione online sul sito www.cri.it - causale "Pro emergenza Giappone";

* Bonifico bancario - causale "Pro emergenza Giappone" - IBAN: IT 19 P 01005 03382 000000200208

* Conto corrente postale n. 300004 intestato a: "Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma" - causale "Pro emergenza Giappone"

in riferimento a:

"GIAPPONE: UN SMS AL 45500 PER DONARE 2 EURO - La Croce Rossa Italiana in sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto e dallo tsunami. Attivata raccolta fondi"
- Croce Rossa Italiana - GIAPPONE: UN SMS AL 45500 PER DONARE 2 EURO - La Croce Rossa Italiana in sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto e dallo tsunami. Attivata raccolta fondi (visualizza su Google Sidewiki)

giovedì 17 febbraio 2011

Le priorità del governo italiano.

Semplice, inebetirle davanti alla televisione, e rallentare l'accesso alle informazioni su internet.

"Il Senato ha approvato un emendamento al milleproroghe che la dice lunga sulle priorità del governo. Sposta 30 milioni dai fondi banda larga, a favore delle attività che accompagano il passaggio al digitale terrestre.

Il ministro Paolo Romani allo Sviluppo Economico si è affrettato a spiegare che non sono soldi presi dai 100 milioni di fondi Fas appena stanziati contro il digital divide. E' vero; ma comunque sono fondi sottratti alla lotta al digital divide. L'emendamento- che ora deve passare al vaglio della Camera, dove probabilmente sarà approvato- parla chiaro.

'Sono prorogati per l'anno 2011 gli interventi di cui all'articolo 1, commi 927, 928 e 929 della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Per le finalità di cui al periodo precedente è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2011, da destinare al rifinanziamento del Fondo per il passaggio al digitale di cui all'articolo 1, comma 927, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Ai relativi oneri, pari a 30 milioni di euro per l'anno 2011, si provvede nell'ambito delle risorse finalizzate ad interventi per la banda larga dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, nell'importo complessivo deliberato dal CIPE in data 11 gennaio 2011'.

Già: non dai fondi Fas ma da quelli Cipe è stato fatto il travaso. Soldi promessi da circa due anni: all'origine si trattava di 800 milioni, poi ridotti a 400 da una delibera Cipe di due mesi fa. Ricordiamo infine che non sono stati ancora sbloccati e quindi al momento non sono utilizzabili per estendere le infrastrutture banda larga. Ma certo nei prossimi mesi si riveleranno necessari per eliminare davvero il digital divide ("entro il 2013" secondo le ultime promesse di Romani)."

in riferimento a: Il governo toglie 30 milioni alla banda larga e li dà alla tv - Wired.it (visualizza su Google Sidewiki)

venerdì 4 febbraio 2011

Io odio Recoverybios.com

A quanto pare hanno fregato un sacco di gente. Sento puzza di Class Action...

Da straevitare ho ordinato una modifica su una mia ps2-a fine marzo 2010 mi è arrivata la cosole modificata ma non funziona-il giorno dopo mi sono messo in contatto tramite e-mail e ho ricevuto la conferma di rspedire il tutto a loro-la console è arrivata il primo di aprile 2010-oggi al 11 di maggio non ricevo più notizie nonostante le mie ripetute lamentele
http://www.twenga.it/opinione-negozio/Recovery-Bios-49219-0-0

Sono ancora in attesa della restituzione della somma da me versata in data 08/10/2009 per € 247,80 ordine n. 11342/2009 con conferma di annullamento ordine da parte di recoverybios datata 13/11/2009 e ricordo all'azienda che i 30 giorni indicati sul sito siano solari o lavorativi sono già scaduti.
Ricordo che vi ho già precedentemente fornito i miei dati iban nonchè quelli paypal con i quali ho effettuato il pagamento in data 08/10/2009 e che non ho ricevuto più risposte nè a mail nè al telefono nè al fax da me inviato, ma sopratutto non ho ricevuto la restituzione della somma da me versata. Preciso inoltre che l'annullamento dell'ordine è avvenuto a seguito della mancata consegna del prodotto da me richiesto nonostante sul sito fosse indicata dispobilità ampia e consegna in 2 giorni
http://www.twenga.it/opinione-negozio/Recovery-Bios-49219-0-0

Ciao a tutti,
vorrei condividere con voi la mia esperienza con recoverybios.com, dalla quale sto attendendo un rimborso da Settembre 2009, senza alcun esito positivo.
In data 11/09/2009 ho effettuato un ordine dal sito in questione, riguardante una "Console Wii con modifica e balance board" (ordine n. 9976/2009). Ordine pagato immediatamente tramite carta di credito, la cifra era di 360€. Il sito avvisava che l'oggetto era disponibile in magazzino. In realtà dopo svariati giorni l'ordine non era stato evaso.
Avendone diritto da contratto, ho effettuato disdetta dell'ordine in data 22/09/2009 e ho ricevuto conferma della disdetta dell'ordine da parte della società in data 23/09/2009 e 02/10/2009. Mi hanno detto che era stata avviata la procedura di rimborso completo.
I soldi non sono mai stati rimborsati, pur dopo continue sollecitazioni. In data 14 Novembre 2009 il mio avvocato ha diffidato la società a provvedere al rimborso immediato dell'ordine.
Anche alla diffida la società non ha né risposto né provveduto a rimborsare alcunché.
Questa è la mia esperienza con questa società, che mi deve 360€.
Cosa mi consigliate di fare? Vorrei un vostro parere.
Grazie per l'attenzione.
Distinti saluti
http://dilatua.aduc.it/forum/attesa+rimborso+recoverybios+com+quasi+anno_12516.php

Il 24 Giugno acquistati il servizio di riparazione per la mia PS3 60gb; il 2 Luglio mi venne riconsegnata la console che, constatai mio malgrado, era ancora non-funzionante. Mi venne spiegato, in seguito ad una mia sollecitazione, che le lenti specifiche per il mio modello di console non erano più disponibili. Allo stesso tempo venni rassicurato che, tempo 30gg lavorativi, sarei stato pienamente rimborsato. (1)
Ciononostante il 18 Agosto non ero stato ancora rimborsato. In seguito ad un ulteriore sollecito venni contattato dal Dott. Francesco Campa, amministratore di PCBOX S.R.L., il quale, scusandosi di non poter effettuare il rimborso immediatamente causa ferie, ancora una volta mi rassicurò che sarei stato <> rimborsato. (2)
Il primo Settembre, giorno di ritorno dalle ferie, contattati il sito Recoverybios per la terza volta, sollecitando, ormai estenuato e profondamente deluso, il fatidico rimborso. Il giorno dopo ricevetti l’ennesima scarna lettera che mi rassicurava circa la tempistica del rimborso. (3)
Ancora oggi, nonostante gli ulteriori solleciti che sono seguiti nel tempo, e cui non ho più ricevuto risposta, io attendo il rimborso dell’assicurazione trasporto, supplemento riparazione express 24h, sostituzione lente laser per ps3 per un totale di 144.30€.
http://www.ps3-world.it/modchips-e-hardware-playstation-3-sony/19389-la-mia-pessima-esperienza-con-recoveryb

in riferimento a: Recoverybios.com - Leggi le opinioni (visualizza su Google Sidewiki)

mercoledì 2 febbraio 2011

Come modificare la console Nintendo WII

O meglio, come non modificarla, sicuramente non tramite Recoverybios.com, vi racconto la mia storia.

Volevo fare un regalo alle mie nipotine, ed il 20 dicembre 2010 ho mandato la console, ammetto in ritardo per natale a modificare presso Recovery Bios, totale dell'ordine 78 euro.
La modifica doveva essere di tipo soft flash senza installare nessun chip o modchip.

La console, modificata, e' stata spedita il 23, ma e' arrivata solamente il 28 dicembre 2010.

La modifica era presente ma non funzionante, non funzionava il caricamento tramite DVD e non funzionava neanche il caricamento via usb su chiavetta (andava in crash anche se la chiavetta usb non era inserita).

Sono riuscito ad entrare in contatto con Recovery Bios solo il 10 gennaio 2011, e sono riuscito a spedire indietro la console.

Dopo un paio di settimane mi arriva un'email che mi chiede altri 30 euro (senza contare le spese di spedizione!)per reinstallare la modifica. Li contatto telefonicamente e mi dicono che devo aver sovrascritto io la modifica e la devono reinstallare.

Oramai il regalo di natale e' miseramente sfumato, decido allora di chiedere un recesso e di farmi spedire la console, alla modica cifra di 30€.

Bene, fino ad ora ho perso 107€ senza avere la modifica e senza avere la console in ritorno. Come arriva vediamo un po' di andare dai Carabinieri o dalla Finanza.

La cosa più buffa e' che dopo un po di girovagare su internet ho trovato il modo di modificarla a costo zero.
in riferimento a:
"modding console, modifica console, della vendita di console modificate, della vendita di accessori per console, nella fornitura di servizi per modifiche console, di assistenza console e di riparazione console, della riprogrammazione BIOS e nel recupero BIOS per pc e notebook. Offriamo in particolare servizi di modifica xbox 360, modifica xbox 360 slim, modifica ps3, modifica playstation 3, modifica wii, modifica psp, modifica ds, modifica ds lite"
- modifica xbox 360 slim modifica playstation 3 modifica ps3 modifica wii xbox 360 slim modificata PS Jailbreak modifica console ps3 modificata playstation 3 modificata modding console riparazione xbox 360 modifica xbox 360 slim Riparazione errore led giallo lampeggiante YLOD per Playstation 3 xbox 360 slim modificata console modificate riparazione xbox360 modifiche console modifica xbox 360 slim modifica wii modifica psp modifica ps2 modifica playstation 2 modifica xbox 360 slim modifica ds modifica ds lite modifica dsi modifica dsi xl xbox 360 modificata xbox 360 universale xbox360 modificata wii modificata wii universale ps2 modificata xbox 360 slim modificata psp xbox 360 slim modificata modificata modifica ps3 modifica playstation 3 playstation 2 modificata ds modificata ds lite modificata dsi modificata dsi xl modificata modifica iphone sblocco iphone riparazione iphone modifica ipod sblocco ipod IPOD MODIFICATO IPOD SBLOCCATO riparazione console Riparazione errore led giallo lampeggiante YLOD per Playsta 

giovedì 27 gennaio 2011

IP-calisse, la fine di internet

Questo dovrebbe spaventarci davvero...

Internet, l'annuncio: "Siamo due miliardi"
Ma lo spazio rischia di finire il 2 febbraio
I dati diffusi dalla agenzia Onu per le telecomunicazioni: in dieci anni si è passati da 250 milioni a due miliardi. E il creatore della Rete rilancia l'allarme: "Mancano poche settimane alla fine degli indirizzi Ip"
di ALESSIO SGHERZA

SEMPRE più persone sono connesse a internet e la rete non può più sopportare questa crescita. Questa situazione è descritta da due dati distinti, ma il cui senso si sovrappone: gli utenti connessi a Internet, fa sapere l'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (Uit), sono oltre due miliardi; anche per questo, il numero di apparecchiature connesse a internet cresce troppo velocemente e lo spazio sta finendo. Tra poche settimane, o anche pochi giorni, gli indirizzi Ip - quella serie di numeri che identificano in maniera univoca un computer connesso alla Rete - saranno terminati.

A lanciare l'allarme è Vinton Cerf, l'uomo considerato il creatore di internet proprio per aver progettato l'infrastruttura tecnologica degli indirizzi Ip. Secondo Cerf rimangono "poche settimane" prima di quella che è stata soprannominata 'Apocalisse degli Ip', che in inglese suona meglio: Ipcalypse. Poche settimane che diventano pochi giorni secondo i calcoli dell'azienda Usa Hurricane Electric 1: sono meno di 30 milioni gli indirizzi disponibili e, al ritmo sostenuto con il quale vengono riempiti, la fine arriverà intorno alle 4 del mattino del 2 febbraio. Fra una settimana.

I dati. Nel 2000 il mondo della Rete era ancora una nicchia, a livello mondiale: solo 250 milioni di persone avevo l'accesso a internet. Oggi quei numeri sono lievitati e hanno superato i 2 miliardi di persone. Questa crescita impetuosa ha ripercussioni sul problema degli Ip, di cui il mondo è affamato.


Dagli anni '80 la crescita è stata continua e tendenzialmente stabile. Ma negli ultimi anni c'è stata un'impennata: più persone, connessioni senza limite di tempo (e quindi indirizzi Ip praticamente fissi) e più apparecchiature - cellulari, smart grid e anche auto intelligenti - online 24 ore al giorno hanno richiesto una 'spesa' in termini di Ip sempre maggiore. Portando al limite del collasso denunciato da Cerf e da molti altri.

Il problema è tecnico, ma le conseguenze sono evidenti. La questione è lo standard IPv4, ideato nel 1977 da Vinton Cerf e nato effettivamente nei primi anni '80. L'IPv4 stabilisce come ogni apparecchio collegato alla rete è identificato e lo fa attraverso una sequenza di numeri come 213.92.87.37: Ogni blocco di cifre ha un valore massimo di 255 che dà vita a 4,3 miliardi di combinazioni possibili.

"E' tutta colpa mia - ha spiegato Vint Cerf in una recente intervista - quando abbiamo pensato al sistema degli indirizzi Ip pensavamo a un esperimento. E pensavamo che 4,3 miliardi di indirizzi per un esperimento bastassero". Per fortuna Internet non è stato solo un esperimento, ma ora bisogna risolvere il problema: "Chi poteva immaginare - continua Cerf - di quanto spazio avremmo avuto bisogno?".

Una soluzione già esiste, ed esiste da anni. Negli anni '90, quando si è capito che Internet non sarebbe stata una bolla, è nata l'evoluzione dell'IPv4: l'IPv6 è una chiave a 128bit (contro i 32 dell'IPv4) e garantisce oltre un miliardo di quadriliardi di combinazioni (ovvero un numero di 38 cifre). Ma i provider di servizi internet e le grandi aziende non si sono ancora messe al passo con i tempi e non tutte sono pronte a implementare il nuovo standard.

Niente paura: al termine della disponibilità, Internet non si spegnerà. Ma si rallenterà il suo ampliamento, alcuni apparecchi potrebbero dover condividere lo stesso indirizzo Ip (e sarebbero indistinguibili dall'esterno) e le performance diminuiranno lentamente. "Gli utenti - spiega Axel Pawlik, managing director del Ripe Cnn, l'ente europeo che gestisce gli Ip - non noteranno effetti nel futuro prossimo". Ma i due standard sono incompatibili quindi "prima o poi si avranno difficoltà a raggiungere siti in IPv6 se

in riferimento a: Internet, l'annuncio: "Siamo due miliardi" Ma lo spazio rischia di finire il 2 febbraio - Repubblica.it (visualizza su Google Sidewiki)

domenica 9 gennaio 2011

io e il Sony Ericsson X10 Mini Pro

Gran bel telefonino, anzi, terminale, anzi computer. Solo che era in vendita con il sistema operativo android 1.6, solo che e' stato deciso di portarlo al 2.1, solo che ultimamente SE ha detto che non lo porterà ad Android Froyo 2.2 ...

"We believe the features included in the Android 2.1 phone are on par with, and in many cases better than, a vanilla installation of 2.2 #X10"
http://twitter.com/#!/SonyEricssonUK

Non potrebbero solo rendere possibile gli aggiornamenti in autonomia? non vuoi investire risorse per un nuovo sviluppo? fallo fare alle community, nel giro di una settimana avrai la nuova versione.
La prossima volta di sicuro non un Sony Ericsson, e' la terza volta che mi deludono, e ci ricasco sempre.

mercoledì 22 dicembre 2010

Warner: il P2P fa bene al cinema

La divisione antipirateria di Warner Bros. ha illustrato i risultati di 18 mesi di tracciamento di client P2P e siti legati allo streaming. I pirati acquisterebbero più contenuti legali di quanto si possa pensare

Roma - È il risultato finale di un'analisi durata un anno e mezzo, un corposo documento preparato da Warner Bros. per cercare di capire meglio le attitudini e i comportamenti di milioni di condivisori. Un lungo lavoro votato al certosino tracciamento dei vari client P2P oltre che dei principali siti dedicati allo streaming illecito dei contenuti. Ben Karakunnel, direttore della divisione antipirateria della major statunitense, ha così presentato i dati alla platea dell'ultimo Content Protection Summit di Los Angeles.

Le osservazioni di Karakunnel sono state in realtà poche, tutte comunque cruciali per capire meglio l'eterna lotta tra grandi case cinematografiche e file sharer di tutto il globo web. Le analisi di Warner Bros. hanno in primis ammesso l'esistenza di un trend più volte evidenziato in ambito accademico: chi scarica in maniera illecita è anche un consumatore di contenuti legali, assiduo frequentatore delle sale, legittimo acquirente di DVD.

Un assunto che spiegherebbe quelle che alcuni hanno visto come delle nuove strategie pubblicitarie da parte di Warner Bros. L'ultimo leak tra i marosi del torrentismo dei primi minuti di Harry Potter e i Doni della Morte sarebbe infatti stato provocato dalla stessa major di Hollywood, nel tentativo di attirare ancora più spettatori in sala. Come per incoraggiare i pirati - visti dunque come potenziali acquirenti al boxoffice - ad andare al cinema.
Karakunnel è poi passato ad altre evidenze. Il 65 per cento del carico globale dei download di contenuti di proprietà di Warner Bros. sarebbe rappresentato da film, seguiti con il 35 per cento circa da spettacoli televisivi. Ad usufruire dei vari client P2P sarebbero generalmente maschi dell'età compresa tra 18 e 24 anni, mentre le donne sembrerebbero preferire di gran lunga le principali piattaforme legate allo streaming.

Se Warner Bros. cerca di capire il file sharing per combatterlo meglio, i rappresentanti dell'industria del cinema e del disco si sono rivolti al Department of Commerce statunitense, sottolineando come l'arma legale costituisca una soluzione limitata al problema del P2P. Il caso citato da associazioni come MPAA e RIAA è quello di LimeWire, costretto alla chiusura delle attività dopo un estenuante contenzioso di quattro anni.

Decisamente troppi, almeno secondo gli alfieri del copyright a stelle e strisce. Anni litigiosi che portano via risorse in termini di tempo e di denaro. Secondo i dati contenenti in uno studio della Princeton University, il 99 per cento di un campione di circa mille file BitTorrent violerebbe il copyright. Un problema che non riuscirebbe ad essere risolto con singole azioni legali. L'industria ha quindi chiesto al Department of Commerce di far calare il pugno duro, data una serie di pericolose scappatoie offerte dal Digital Millennium Copyright Act (DMCA).

Mauro Vecchio

in riferimento a: PI: Warner: il P2P fa bene al cinema (visualizza su Google Sidewiki)